Annunciazione

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Surrealismo

Savinio


Alberto Savinio, Annunciazione, 1932

Il dipinto, conservato al Cimac di Milano, si presenta originale già per il suo formato: la tela non è rettangolare ma pentagonale per effetto del taglio dell’angolo superiore sinistro. Il campo dell’immagine è dominato dalla finestra da cui compare il faccione enorme dell’arcangelo Gabriele. La Madonna è seduta, in basso a sinistra, ed ha la caratteristica metamorfosi da donna a pellicano che Savinio aveva già utilizzato per il ritratto della propria madre.

La finestra ha una deformazione tipica da espressionismo tedesco. È aperta su un cielo scuro e cupo. Da essa appare il volto dell’angelo, gigantesco nelle sue proporzioni, come il mistero di cui è simbolo. La Madonna ha la testa di pellicano, dato che esso è, già dal Medioevo, simbolo della bontà e dell’amore materno, perché si riteneva che il pellicano, in caso di necessità, fosse capace di svenarsi col becco e di nutrire la prole con il proprio sangue.

L’Annunciazione è uno dei soggetti più rappresentati in assoluto nella storia dell’arte occidentale. L’immagine ha una iconografia e un suo significato religioso ben preciso, a cui si sono sempre attenuti tutti gli innumerevoli pittori che lo hanno rappresentato. Per la religione cattolica l’Annunciazione sta ad indicare che la nascita di Gesù non deriva da un normale concepimento, e in ciò già si manifesta la sua vera natura divina.

Come tema pittorico l’Annunciazione scompare dalla scena artistica a partire dal XVIII secolo, quando gli artisti maggiori cominciano ad operare in una società più laica e con minore dipendenza dalla committenza ecclesiastica. Il tema dell’Annunciazione viene, in qualche caso, utilizzato più per il suo significato allegorico che non per il suo significato religioso. È il caso, ad esempio, di Dante Gabriele Rossetti che, con il suo «Ecce ancilla domini» (vedi pag. 29), indaga sul significato universale del divenire madre a partire dal mutamento di coscienza che, nella donna, comporta la notizia di una maternità.

In Savinio l’Annunciazione diviene un soggetto per rappresentare il rapporto tra l’uomo e la divinità. Ossia, il rapporto tra l’uomo e il sacro, che si presenta alla finestra dei nostri piccoli spazi come qualcosa di gigantesco. Enorme, come il mistero della nascita e della sua sacralità, che travalica il semplice significato dell’apparire di una nuova vita.