La sposa del vento

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Espressionismo

Kokoschka


Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914

Il quadro, che è noto anche con il titolo «La tempesta», è sicuramente l’opera pittorica più famosa di Oskar Kokoschka. La tela fu realizzata a Vienna nel 1914 alla vigilia della prima guerra mondiale. L’evento bellico avrebbe dissolto l’impero asburgico di cui Vienna era la capitale, incidendo anche sul ruolo che la città viveva come grande centro europeo della cultura. La Vienna di quegli anni viveva tuttavia la sua dimensione culturale con un senso di cosciente "decadenza", quasi lucida consapevolezza che quel mondo dorato sarebbe prima o poi svanito. E tutto ciò è rappresentato soprattutto dalle atmosfere ultra raffinate ed eleganti presenti nelle tele di Gustav Klimt. Ma la nuova cultura artistica mitteleuropea, che si andava formando in quegli anni intorno ai nuovi movimenti espressionisti, imponeva nuove visioni. L’eleganza di Klimt, con le sue fughe interiori, era troppo consolatoria rispetto ad una realtà che si evolveva in maniera sempre più drammatica. Era urgente ribaltare il registro estetico per passare dal "bello" al "brutto" se quest’ultimo risultava più funzionale a rappresentare la drammaticità della realtà del tempo. Ed è quanto fece coscientemente l’espressionismo che a Vienna trovò due grandi interpreti: Egon Schiele e Oskar Kokoschka.

I due artisti, entrambi allievi di Klimt, conservano un indubbio legame con l’artista della secessione, soprattutto per una eleganza di segno ed una voluta liricità della concezione estetica che li differenzia dalle dure rappresentazioni degli altri espressionisti che operavano in Germania. Ma i due operano comunque su un piano del tutto diverso dall’arte di Klimt. E la differenza appare inequivocabile confrontando il quadro più famoso di Klimt, «Il bacio», con le due tele «Cardinale e suora» di Schiele e «La sposa del vento» di Kokoschka. Il primo quadro, realizzato nel 1912, è una ripresa fortemente caricaturale del quadro di Klimt: l’uomo e la donna abbracciati qui diventano un cardinale ed una suora, e l’intento di Schiele è certo quello della critica sociale e di costume. Il quadro di Kokoschka, realizzato due anni dopo, anche se non mostra una diretta derivazione figurativa dal quadro di Klimt, può essere utilmente paragonato a quest’ultimo proprio per l’opposta interpretazione che Kokoschka dà all’abbraccio di un uomo e di una donna.

Nella tela di Klimt protagonista è la donna, con tutta la sua carica di profonda estasi interiore. Nella tela di Kokoschka il protagonista è invece l’uomo. L’uomo è essere dubbioso per eccellenza che, nella dimensione notturna, veglia alla ricerca di un equilibrio impossibile tra ragione e sentimento; la donna ha invece l’abbandono sereno di chi vive il rapporto con la vita senza le ansie esistenziali create dai fantasmi notturni della propria psiche. E tutto ciò viene abilmente rappresentato da Kokoschka. La donna ha un aspetto sereno dove sia l’espressione del volto sia l’adagiarsi del suo corpo esprimono un appagamento fisico e psicologico. L’uomo ha invece gli occhi aperti segno di una inestinguibile nevrosi interiore che non solo gli impedisce di rilassarsi nel sonno ma gli deforma visibilmente il corpo in spigolosità e annodamenti nervosi.

Diverso è ovviamente anche lo stile di Kokoschka da quello di Klimt. In quest’ultimo protagonista dell’immagine è soprattutto l’elegante disegno di contorno, mentre il colore svolge una funzione prevalentemente decorativa. In Kokoschka è il colore che costruisce l’immagine in un rapporto diretto con la gestualità del pittore. Il colore non solo prende una fisicità più materica ma ha quel tanto di astrazione dal reale che gli consente di "evocare" atmosfere con grande forza comunicativa.

Una delle grandi suggestioni del quadro è l’unione di un paesaggio notturno (fatto di monti, nubi, luna, vento) con le figure nude dei due protagonisti. Questa proiezione delle passioni umane nell’ambito di una natura che sembra partecipare al dramma esistenziale dell’uomo, carica il quadro di un simbolismo allegorico molto universale. Così come universale è anche la percezione della differenza sostanziale, come abbiamo sopra detto, tra l’uomo e la donna.

Nel quadro vanno anche rintracciati elementi autobiografici dell’artista. In questo periodo la sua vita sentimentale fu caratterizzata da un legame molto intenso con Alma Mahler, vedova del grande compositore e musicista viennese. E da questa sua relazione affettiva l’artista prese sicuramente ispirazione per l’opera. Ed è indubbio il suo intento di dare del rapporto uomo-donna una rappresentazione più vicina al reale dove tale relazione si colora anche delle contraddizioni insite in tutti i rapporti. Se in Klimt l’eros è visto soprattutto nella figura femminile – come mito universale –, capace di scatenare il desiderio e la passione, in Kokoschka diviene la passione reale che dopo essersi alimentata di sé si esaurisce nel prevalere nuovamente della ragione sul sentimento. E così il quadro diviene simbolo talmente universale, in cui ognuno può riconoscersi, e ritrovare l’immagine di una esperienza da tutti vissuta.