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Postimpressionismo |
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Vincent Van Gogh (1853-1890), pittore olandese,
rappresenta il prototipo più famoso di artista maledetto; di artista che
vive la sua breve vita tormentato da enormi angosce ed ansie
esistenziali, al punto di concludere tragicamente la sua vita
suicidandosi. Ed è un periodo, la fine dell’Ottocento, che vede la
maggior parte degli artisti vivere una simile condizione di emarginazione
ed angoscia: pittori come Toulouse-Lautrec o poeti come Rimbaud finiscono
la loro vita dopo i trent’anni, corrosi dall’alcol e da una vita
dissipata. E, come loro, molti altri. Il prototipo di artista maledetto
era iniziato già con il romanticismo. In questo periodo, però, la
trasgressione era solo sociale: l’artista romantico era essenzialmente
un ribelle antiborghese. Viceversa, alla fine del secolo, gli artisti
vivono una condizione di profonda ed intensa drammaticità nei confronti
non della società ma della vita stessa.
Il caso di Van Gogh è uno dei più emblematici. Figlio
di un pastore protestante, provò a svolgere diversi lavori fino a quando
decise per la vocazione teologica. Divenne predicatore, vivendo in
villaggi di minatori. Qui, prese talmente a cuore le sorti dei lavoratori,
anche in occasione di scioperi, da essere considerato dalle gerarchie
ecclesiastiche socialmente pericoloso. Fu quindi licenziato. Crebbe la sua
crisi interiore che lo portò a vivere una vita sempre più tormentata. In
questo periodo, era il 1880 e Van Gogh aveva solo 27 anni, iniziò a
dipingere. La sua attività di pittore è durata solo dieci anni, essendo
egli morto a 37 anni nel 1890.
Sono stati dieci anni segnati da profondi tormenti, con
crisi intense intervallate da momenti di serena euforia. Si innamorò di
una prostituta, Sien, e nel 1882 andò a vivere con lei. L’anno dopo,
convinto dal fratello, lasciò Sien e si trasferì nel nord dell’Olanda.
Intanto sviluppava un intenso legame con il fratello Theo, che molto lo
sostenne nella sua attività artistica anche da un punto di vista
economico. Nei dieci anni che ha fatto il pittore Van Gogh è riuscito
solo una volta a vendere un suo quadro.
Il periodo iniziale della sua pittura culmina nella
tela «I mangiatori di patate», dipinta nel 1885. L’anno successivo si
trasferì a Parigi, dove il fratello si era recato per lavoro. Qui conobbe
la grande pittura degli impressionisti, ricavandone notevoli stimoli.
Rinnovò infatti il suo stile, acquisendo maggior sensibilità per i
colori e per la stesura a tratteggio. Rimase due anni a Parigi, fino al
1888. Si trasferì ad Arles, nel sud della Francia. Dopo qualche mese lo
raggiunse Paul Gauguin ed insieme i due iniziarono un sodalizio artistico
intenso che però si interruppe poco dopo per la partenza di Gauguin. La
partenza di Gauguin procurò una nuova crisi a Van Gogh che si tagliò il
lobo di un orecchio. Iniziarono i suoi ricoveri in ospedale, sempre più
in bilico tra depressione e brevi momenti di felicità. Il 27 luglio del
1890 si tirò un colpo di pistola al cuore. Dopo due giorni morì.
L’attività di Van Gogh è stata breve ed intensa. I
suoi quadri più famosi furono realizzati nel breve giro di quattro o
cinque anni. Egli, tuttavia, in vita non ebbe alcun riconoscimento o
apprezzamento per la sua attività di pittore. Solo una volta era apparso
un articolo su di lui. Dopo la sua morte, iniziò la sua riscoperta, fino
a farne uno degli artisti più famosi di tutti i tempi.
Van Gogh nell’immaginario collettivo rappresenta l’artista
moderno per eccellenza. Il pittore maledetto che identifica completamente
la sua arte con la sua vita, vivendo l’una e l’altra con profonda
drammaticità. L’artista che muore solo e disperato, per essere
glorificato solo dopo la morte. Per giungere a quella fama a cui, i
grandi, arrivano solo nella riscoperta postuma. |
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OPERE

I mangiatori di patate

Campo di grano con volo di corvi
altre opere
Autoritratto Camera
da letto Cipressi Notte
stellata Chiesa
ad Auvers |