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Donne di Algeri |
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Il quadro è uno degli esempi più
noti di quella moda legata al fascino dell’oriente arabo, che ritroviamo
in Europa nella prima metà dell’Ottocento. È uno dei tanti momenti
compresi nel termine "esotismo", ad indicare suggestioni che l’ambiente
culturale europeo prendeva da altre culture non europee. In seguito
giunsero altri "esotismi" ad entusiasmare gli intellettuali ed artisti
europei, quali l’arte del Giappone o delle culture primitive africane,
ma in questo momento è soprattutto quel mondo arabo sensuale e raffinato
da "Mille e una notte" ad incuriosire e attirare gli artisti europei, e
non solo di formazione romantica come ci è attestato dalla produzione di
Ingres. Delacroix effettuò nel 1832 un viaggio in Africa dove visitò il
Marocco e l’Algeria. Proprio in quest’ultimo paese ebbe l’opportunità di
visitare segretamente l’harem di un importante funzionario arabo. E qui
prese lo spunto per il quadro "Donne d’Algeri", che gli serve per
rappresentare tutta la carica di indolente sensualità colta non solo
negli atteggiamenti delle donne, ma anche nei tessuti, nelle raffinate
decorazioni, nei profumi e così via. Il quadro, a differenza di altre
opere di Delacroix, non suscitò scandalo, ma ebbe un’accoglienza
entusiastica al Salone e fu acquistato dal re Luigi Filippo, benché
Delacroix non fosse intenzionato a venderlo. |