La tempesta

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La pittura veneziana del Cinquecento

Giorgione

Giorgione, La tempesta, 1505-10, Venezia, Galleria dell’Accademia

Il quadro, di cui si ignora il titolo originale, è oggi comunemente chiamato “La tempesta” e la scelta di questo titolo sembra indicare il motivo principale del fascino che ha sempre avuto questa tela: quello di rappresentare un evento atmosferico che sta per avvenire. In realtà si ignora il contenuto esatto dell’immagine ma, data la cultura del tempo, non è da dubitare che esso nasceva con un preciso significato. Molte sono state le ipotesi fatte, così come avvenuto per altri celebri capolavori del passato, tuttavia rimane ancora dubbio il significato preciso dell’opera. Considerando che in genere queste non erano immagini “di genere”, cioè rappresentanti momenti di vita popolare, per il piacere di coglierne il colore o la tipicità, bisogna pensare che il quadro era sicuramente una metafora.

Il significato più immediato sembra derivare dalla presenza delle tre figure: un giovane uomo (forse un soldato) e una donna che allatta un bambino. La loro presenza farebbe pensare che l’immagine è una metafora della nascita della vita, che avviene sempre per l’unione (forse anche un po’ tempestosa) dell’elemento femminile con quello maschile. Il fulmine che sta scoccando in cielo sembra infatti rappresentare quel momento impercettibile, però denso di energia, in cui i due elementi si incontro e si fondono. Le figure sono quindi una specie di sacra famiglia molto laica, inserite in un paesaggio realistico e dai toni molto suggestivi. Il cielo è denso di nuvole e quindi ha un tono molto saturo, per contro il paesaggio che si coglie sull’orizzonte risulta più luminoso, per la luce che filtra dal basso, creando un contrasto tonale di inedita valenza espressiva. In questo modo Giorgione riesce a costruire intorno alle figure una sensazione di intimità e di tranquillità, mentre il mondo circostante sembra percorso da una corrente elettrica che porta l’atmosfera ad assumere toni di drammatica espressività.