Michelangelo Buonarroti

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Il Rinascimento maturo

Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475, Roma 1564) è stato sicuramente l’artista rinascimentale che grazie all’enorme ed intensa produzione artistica (che ha toccato con grande intensità sia la scultura, sia la pittura, sia l’architettura) ha prodotto la più grande influenza sull’arte dei contemporanei e dei posteri. A differenza di Leonardo, che ha rappresentato il modello di artista caratterizzato più dall’ansia del sapere e dagli aspetti teorici dell’arte, Michelangelo ha invece un carattere ed una personalità completamente diversa e per molti aspetti più moderna: quella dell’artista tormentato da una insaziabile ansia di creare e di fare. Mentre l’opera di Leonardo si ammira per la straordinaria perfezione tecnica, quella di Michelangelo ci sconvolge per la grande potenza drammatica, che tocca più direttamente il cuore e la psiche dell’osservatore.

La formazione umana e artistica di Michelangelo avviene nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, dove entra in contatto con un ambiente culturale di straordinaria qualità, in cui dominano le idee neoplatoniche che egli assorbe e conserva per tutto il suo percorso artistico. Ad influenzarlo non è tanto l’idea che la bellezza è il riflesso delle qualità morali, quanto il conflitto tra idea e materia che nella sua opera sarà sempre presente. In pratica per Michelangelo sia la bellezza sia le qualità morali, sono ideali astratti che non riescono a darsi compiutamente perché condizionati dalla imperfezione della materia, di cui siamo fatti sia noi sia le opere che creiamo. Un conflitto tra perfezione e sua ricerca, impossibile da risolvere, ma che non esime l’artista dal provarci quasi come prezzo da pagare per un traguardo non terreno, che esplica la profonda tensione religiosa che accompagnerà sempre la vita di Michelangelo.

Tutta la vita artistica di Michelangelo si svolge tra Firenze e Roma. Dimostrate precocemente le sue attitudini artistiche, svolse un breve percorso di formazione prima nella bottega di Domenico del Ghirlandaio e poi alla scuola di scultura di Bertoldo di Giovanni. Sono gli anni di Lorenzo dei Medici e la vita a Firenze scorre tranquilla. In seguito alla morte del Magnifico, avvenuta nel 1492, e il successivo crollo, due anni dopo della supremazia medicea a Firenze, Michelangelo si allontana da Firenze, per trascorrere un anno a Bologna. Quindi, dopo un breve ritorno a Firenze, si porta a Roma, dove inizia ad affermarsi la sua fama di grande artista. A Roma realizza nel 1499 uno dei suoi più celebri capolavori: la Pietà, oggi collocata nella Basilica di San Pietro, opera che ne accresce a dismisura la fama, pur essendo un giovane di appena ventiquattro anni. Ritorna a Firenze intorno al 1501, dove riceve numerose ed importanti commissioni quali le statue dei dodici apostoli per Santa Maria del Fiore di cui ne compie solo una, quella di San Matteo, che lascia peraltro incompiuta, primo esempio del suo non-finito. Ma questi anni fiorentini sono caratterizzati soprattutto dalla realizzazione della statua del David, grandioso esempio di perfezione tecnica ma anche di monumentalità e di potenza espressiva.

Dopo quattro anni ritorna a Roma per iniziare una delle sue opere più difficili e contrastate: il monumento funebre a papa Giulio II. La storia di quest’opera è stata molto lunga e tormentata, che vide la conclusione solo trent’anni dopo, con una realizzazione meno imponente di quella pensata inizialmente e collocata in San Pietro in Vincoli e non in Vaticano come iniziale desiderio del papa. Sempre su incarico di papa Giulio II, Michelangelo realizzava tra il 1508 e il 1512, l’affresco della volta della Cappella Sistina. Nel 1513 ascendeva al soglio di San Pietro, con il nome di Leone X, Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. Grazie all’amicizia giovanile con il nuovo papa, Michelangelo ebbe importanti incarichi di nuovo a Firenze, questa volta in campo architettonico. Svanita la possibilità di realizzare il progetto della nuova facciata per San Lorenzo, in questa chiesa, costruita anni prima dal Brunelleschi, Michelangelo realizzò la Sagrestia Nuova (così chiamata per distinguerla dalla precedente del Brunelleschi). In questa sua prima realizzazione architettonica inserì il complesso monumentale delle tombe medicee, mirabile opera scultorea che riesce a dare nuovi significati al rapporto tra scultura ed architettura. Negli stessi anni realizza un’altra importante opera architettonica: la biblioteca del convento di San Lorenzo. Il periodo fiorentino finisce nel 1534 dopo un travagliato periodo che aveva visto Michelangelo in prima fila anche in questioni politiche. Ritornato a Roma si accinge a continuare l’incompiuta opera del monumento funebre a Giulio II, ma l’opera che più caratterizza il suo ritorno nella città eterna fu l’affresco del Giudizio Universale nella Cappella Sistina. Questa fu la sua ultima realizzazione pittorica, in seguito la sua attività si concentrò sull’architettura, senza peraltro abbandonare la scultura, la sua più grande passione artistica, che continuò a praticare fino agli ultimi anni di vita.

La sua attività di architetto lo portò a curare importanti progetti nella città eterna, quali la sistemazione della piazza del Campidoglio, il completamento di palazzo Farnese, la trasformazione del tepidarium delle terme di Diocleziano nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Ma il progetto di maggior importanza e significato fu quello della Basilica di San Pietro in Vaticano. L’opera, iniziata nei primi anni del Cinquecento da Bramante, era stata sconvolta dai successivi progetti di Raffaello e di Antonio da Sangallo il Giovane. Dopo la morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1546, Michelangelo assunse la direzione dei lavori della Basilica. Riprese il progetto iniziale del Bramante dandogli maggior consistenza plastica e statica, e ne progettò la grande cupola, sul modello di quella del Brunelleschi a Firenze, ma con un disegno più classicheggiante. La sua morte, giunta nel 1564 all’età di ottantotto anni, non gli consentì di veder realizzata questa sua ultima grandiosa opera, che fu completata, senza peraltro modifiche sostanziali, da Giacomo della Porta alla fine del secolo.

OPERE


Pietà

altre opere

David

Tondo Doni

Volta della Sistina

Tombe Medicee

Giudizio Universale

Piazza del Campidoglio

San Pietro in Vaticano

Pietà Rondanini