Leonardo da Vinci

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Il Rinascimento maturo

Leonardo da Vinci, (Vinci, 1452 - Amboise, 1519), è stato uno dei più noti artisti rinascimentali italiani, il cui mito è andato oltre la sua realtà storica, per divenire nell’immaginario collettivo, il simbolo stesso della genialità umana. Ci sono due modi di intendere il genio: come irrazionale e misteriosa intuizione, o come grande lucidità di applicazione degli strumenti della razionalità. Non c’è dubbio che Leonardo era un genio di questo secondo tipo. La sua attività, che non è stata esclusivamente artistica, lo ha portato a occuparsi di moltissimi campi, oggi rientranti nell’ambito delle scienze o dell’ingegneria. Uomo eclettico per natura, si è interessato di tutto, sacrificandovi spesso anche la sua attività artistica che, in effetti, è stata abbastanza esigua e limitata ad un piccolo numero di opere pittoriche. Tuttavia la sua grande arte ha prodotto una notevole influenza sull’arte successiva, a volte anche in maniera indiretta, in quanto la sua attività ha indubbiamente influenzato i due maestri rinascimentali più imitati di tutti: Michelangelo e Raffaello.

Le sue notizie biografiche ci danno l’immagine di un uomo schivo e poco aperto alla mondanità. La sua dimensione esistenziale sembra essere quella della solitaria ricerca, più per soddisfare la sua inestinguibile curiosità sul mondo e i suoi meccanismi, che non di attivo impresario del suo talento di artista e di scienziato. Figlio naturale di un notaio, passò la sua infanzia presso il nonno paterno. Nel 1469 lavorava presso la bottega di Andrea del Verrocchio, uno dei maggiori artisti allora presenti a Firenze. Nel 1472 era già iscritto nella Compagnia dei Pittori di Firenze. La sua attività fiorentina si interruppe nel 1482 quando si trasferì a Milano, presso la corte di Ludovico Sforza detto il Moro. Rimase a Milano fino al 1499, e questo periodo milanese fu sicuramente quello più importante e produttivo della sua vita. Nei venti anni successivi girò molto, senza mai stabilirsi in un luogo per molto tempo. Fu a Mantova, poi a Venezia. Nel 1501 era a Firenze, nel 1502 in Romagna e Umbria, al servizio di Cesare Borgia. Nel 1503 fu di nuovo a Firenze per poi tornare a Milano nel 1506. Nel 1512 si trasferì a Roma per restarvi fino al 1517. Erano gli anni che vedevano nella città eterna la contemporanea presenza dei due più importanti e attivi artisti italiani: Michelangelo e Raffaello. Tuttavia Leonardo evitò una diretta competizione con i due artisti, preferendo continuare a dedicarsi ai suoi studi e ai suoi manoscritti. Lasciò Roma per la Francia, su invito di Francesco I, trascorrendovi i suoi due ultimi anni di vita, fino alla morte avvenuta ad Amboise il 2 maggio 1519.

In campo artistico Leonardo è stato un incessante sperimentatore, a volte in campo stilistico a volte in campo tecnico. Per la verità gli esperimenti tecnici da lui compiuti non sono stati sempre efficaci: nel caso dell’Ultima Cena, forse la sua opera pittorica più importante, proprio lo sperimentare nuove tecniche sui colori e i fissanti lo ha portato a scelte rivelatesi col tempo errate, al punto da compromettere quasi irrimediabilmente la conservazione dell’opera.

Molto più importante, per i nostri interessi, sono invece le sue innovazioni stilistiche. I suoi interessi sulla rappresentazione della figura umana, lo portarono a considerare quest’ultimo non come un semplice volume o involucro di una sostanza che restava nascosta. Nacquero preziosi studi di anatomia che, non solo ampliarono la conoscenza del corpo umano, ma diedero agli artisti una nuova percezione di esso: una macchina di cui bisognava conoscere alla perfezione il funzionamento, se si voleva darne una corretta rappresentazione non solo nelle proporzioni ma anche nei gesti, fermati sulla tela o nel marmo.

Questo approccio essenzialmente scientifico lo accompagnò in un altro grande problema: quello di capire con esattezza i meccanismi della percezione visiva. Egli fu il primo a capire, ad esempio, il perché l’uomo ha due occhi e non uno. Possedere due occhi ci permette, in sintesi, di avere una migliore percezione della spazialità che ci circonda, in quanto le due immagini che i due distinti occhi inviano al cervello, consentono a quest’ultimo di misurare immediatamente la distanza che ci separa dagli oggetti che stiamo osservando. Si tratta di un meccanismo che può essere approssimativamente paragonato a quello della “messa a fuoco” negli apparecchi fotografici. Se in pratica vedo nitidamente gli oggetti in primo piano, non posso vedere con la stessa nitidezza gli oggetti più lontani, o viceversa. Da qui nacquero diverse riflessioni di Leonardo sul fatto che la semplice prospettiva lineare, o geometrica, non poteva bastare a dare una corretta rappresentazione della tridimensionalità. Occorreva considerare anche la “messa a fuoco”: da qui nacque la sua tecnica dello sfumato, che grande influenza produsse negli artisti successivi. In pratica si trattava di rendere più sfumate (o sfocate) le immagini che si ponevano sui piani di profondità progressivamente più lontani.

Ma altre grandi innovazioni stilistiche Leonardo doveva suggerire, seppure indirettamente, dall’affrontare un altro problema percettivo oggi ben noto: quello che non esiste una linea di contorno alle figure che noi percepiamo. Abolire la linea di contorno significava far venir meno la razionalità principale dell’immagine che si esprime nel disegno, e ciò per un artista come Leonardo non era assolutamente possibile. Ecco così che egli supera il problema rendendo il contorno impercettibile perché assorbito dal passaggio tra luce ed ombra. In pratica, osservando un qualsiasi quadro di Leonardo, appare evidente che egli alterna sapientemente zone chiare a zone scure, in modo da non dover mai rendere visibile la linea del disegno. » questa una tecnica che assomiglia al tonalismo veneto, ma i cui presupposti teorici nonché i risultati finali, sono profondamente diversi. Ed infatti nelle immagini di Leonardo il contrasto tonale non è funzionale solo da una nitidezza percettiva, ma anche a rendere impalpabili i contorni, al punto da creare un inedito e insuperato effetto di piccoli spostamenti percettivi: spostando l’occhio nell’immagine si ha quasi la sensazione che le figure abbiano una espressione incerta e cangiante al variare del nostro sguardo.

L’arte di Leonardo rappresenta di certo il livello più alto raggiunto dallo spirito scientifico del rinascimento italiano: in lui arte e scienza sembrano convivere perfettamente, in quanto entrambe tese alla conoscenza e alla rappresentazione (due termini che per l’ultima volta hanno quasi lo stesso significato). Leonardo è il traguardo più alto al quale poteva giungere un uomo di formazione medievale nel suo sforzo di conquistare la razionalità. Ma di lì a qualche decennio, arte e scienza avrebbero preso percorsi molto diversi e in pratica inconciliabili, così che, di fatto, un altro Leonardo non poteva più apparire nei tempi successivi.

OPERE


La Gioconda

altre opere

L’Annunciazione

La Vergine delle Rocce

L’Ultima Cena

Sant’Anna con Madonna e Bambino