Cupola di Santa Maria del Fiore

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Primo Rinascimento

Brunelleschi


Filippo Brunelleschi, Cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze

La realizzazione di questa cupola rappresenta una delle più straordinarie conquiste dell’arte italiana di tutti i tempi. La vicenda di questa cupola è emblematica. Firenze aveva iniziato la costruzione della sua cattedrale alla fine del XIII secolo. Il progetto era di Arnolfo di Cambio, e prevedeva una chiesa dalle dimensioni enormi, che era stata poi ulteriormente ingrandita nel corso della costruzione. L’intento era di realizzare una chiesa che per maestosità primeggiasse su quelle delle città rivali, in particolare Siena. La costruzione si protrasse per oltre un secolo, e alla sua direzione si successero più architetti, tra cui anche Giotto, il cui contributo alla cattedrale fu l’erezione del campanile.

Il problema di come realizzare la cupola rimase tuttavia irrisolto, sicché agli inizi del XV secolo la chiesa si presentava ancora incompleta. Erano state terminate la navata e il transetto, al loro incrocio si elevava l’alto tamburo ottagonale, ma su questo mancava la cupola. Il problema che si presentava irrisolvibile era quello della impalcatura. In pratica una cupola, come qualsiasi struttura a volta, in fase di costruzione, necessita di una impalcatura di legno, che sostenga i conci fino al momento in cui viene collocato il concio in chiave. Il tamburo aveva già un’altezza di circa 60 metri: la cupola, pertanto doveva impostarsi ad un’altezza da terra notevole. Inoltre, data la larghezza del tamburo, questa cupola doveva avere un diametro di circa 43 metri. Vi era bisogno di una quantità enorme di legname, per realizzare qualcosa come un palazzo di trenta piani: una simile incastellatura andava di là dalle possibilità tecnologiche del tempo.

Tuttavia un’altra cupola, di dimensioni analoghe a quella del duomo fiorentino, era già stata realizzata dai romani: la cupola del Pantheon. In fondo la cupola di S. Maria del Fiore era più grande di soli 90 centimetri. Bastava capire come avevano fatto i romani, e seguire il loro esempio. Il primo che riuscì a trovare l’intuizione giusta, proprio studiando le antichità romane, fu Filippo Brunelleschi.

Una cupola è, in effetti, una volta abbastanza singolare: essa è una perfetta semisfera. Pertanto può considerarsi composta di meridiani e paralleli. I meridiani sono gli archi, che hanno in comune lo stesso concio in chiave; i paralleli sono invece le sezioni orizzontali della cupola che costituiscono dei perfetti anelli concentrici posti uno sull’altro. Se affrontiamo la costruzione della cupola tenendo presenti i paralleli, appare evidente che ogni anello è sostenuto dall’anello sottostante, e non necessita quindi di armature provvisorie. In pratica, basta sostenere i conci finché questi non formano un anello intero. Dopo di che si può disarmare, e passare alla costruzione dell’anello superiore. In tal modo si realizzava la cupola secondo quel principio costruttivo definito «autoportante».

La cupola di Santa Maria del Fiore fu realizzata in base a questo principio. Ma i problemi che Brunelleschi dovette risolvere furono ben più complessi. La cupola parte, infatti, da una base ottagonale, e non circolare. Essa, inoltre, per problemi connessi all’intero edificio, doveva avere un profilo a sesto acuto, con dei costoloni posti in corrispondenza degli spigoli ottagonali. Così che la cupola in realtà ha una forma tutt’altro che semisferica.

La soluzione che il Brunelleschi trovò per questi problemi, fu talmente geniale che rimane ancora oggi un mistero come abbia fatto. In pratica la cupola si compone di due cupole sovrapposte e connesse da costoloni e catene murarie che riproducono esattamente l’andamento dei meridiani e paralleli. La tecnica muraria adottata fu di ricorrere ad un’apparecchiatura a spina di pesce. In tal modo i mattoni si incastravano tra loro in modo tale che la cupola fu eretta senza ricorrere alla benché minima impalcatura. In pratica, avendo scomposto la cupola in due strati separati, e ricorrendo all’incastro a spina di pesce, i tratti di muratura erano equilibrati con pesi che spostavano continuamente il baricentro verso l’esterno, così che l’anello si autoequilibrava prima ancora di essere completo.

Con questa cupola Brunelleschi realizzò un’opera d’arte assolutamente geniale, che fu poi presa a modello per numerose altre realizzazioni simili, tra cui anche la famosa cupola di San Pietro a Roma progettata da Michelangelo. Alla sua morte la cupola era praticamente ultimata: mancava solo la lanterna, ossia la piccola struttura che copriva l’apertura in sommità della cupola. Ma questa lanterna venne eseguita esattamente come Brunelleschi aveva progettato, in base al modello che aveva lasciato.