Porta nord del battistero di Firenze

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Il tardo gotico

Lorenzo Ghiberti

Andrea Pisano, Porta sud del Battistero di Firenze, 1330-36 Lorenzo Ghiberti, Porta nord del Battistero di Firenze, 1401-24

Il Battistero di Firenze è costruzione che risale al periodo romanico. Nel corso del Trecento, seguendo una moda che aveva avuto larga fortuna nel basso medioevo, anche per questo edificio sacro fu commissionata una porta di bronzo. L’esecuzione fu affidata allo scultore Andrea da Pontedera, detto Andrea Pisano. Questa porta, realizzata tra il 1330 e il 1336, si compone di ventotto riquadri, in ognuno dei quali è inserita una cornice quadrilobata (anche nota come «compasso gotico») che racchiude una scena tratta dalla vita di San Giovanni Battista, santo al quale era dedicato il Battistero. La porta di bronzo di Andrea Pisano riscosse grande ammirazione, tanto che fu presa a modello per realizzare una seconda porta di analoga impostazione. Così nel 1401, l’Arte della Lana, la Confraternita che raccoglieva le personalità più ricche di Firenze e che finanziava i lavori nella fabbrica del Duomo, bandì un concorso per realizzare una seconda porta di bronzo, analoga a quella del Pisano. Infatti ai concorrenti venne assegnato come tema il «Sacrificio di Isacco» da realizzarsi nelle medesime dimensioni e con lo stesso compasso gotico delle formelle della porta di Andrea Pisano. L’intento di mantenere una continuità stilistica con la porta già esistente era evidente. Al concorso parteciparono diversi scultori del tempo, tra i quali Lorenzo Ghiberti, Filippo Brunelleschi, Jacopo della Quercia, Simone da Colle Val d’Elsa, Niccolò di Luca Spinelli, Francesco da Valdambrino e Niccolò di Pietro Lamberti. La vittoria fu assegnata a Lorenzo Ghiberti, che così ebbe l’incarico della realizzazione di questa porta.

Lorenzo Ghiberti, Sacrificio di Isacco, 1401, Museo Nazionale, Firenze Filippo Brunelleschi, Sacrificio di Isacco, 1401, Museo Nazionale, Firenze

Il confronto tra la formella di Lorenzo Ghiberti e quella di Brunelleschi evidenzia come la visione artistica tra i due protagonisti era molto diversa. Il primo compone una scena nettamente ripartita sul piano della rappresentazione. In pratica divide il riquadro in due parti verticali distinte: in uno mette Abramo e Isacco e di sopra l’Angelo che interviene a bloccare il sacrificio di Isacco; nell’altro inserisce le due figure dei servi con l’asino e di sopra uno scorcio paesaggistico. L’immagine viene quindi composta con una chiarezza evidente: ogni cosa ha uno spazio che non interferisce con altri. La formella di Brunelleschi ha invece altra idea compositiva. Nel piccolo spazio a disposizione egli cerca di inserire più piani di profondità: un primo piano contiene i due servi con l’asino (da notare quello che si abbassa e si volta a guardare indietro, dando la sensazione precisa dello stacco tra il piano anteriore e quelli retrostanti); un secondo piano contiene la scena principale, mentre un terzo piano, sulla destra, dà l’illusione di un paesaggio in lontananza. In pratica, mentre Ghiberti compone le parti della scena sul piano, Brunelleschi le dispone in profondità, sfruttando lo spazio tridimensionale. Secondo molti storici, con questa formella inizia la vicenda dell’arte rinascimentale. Ma, in quel 1401, era difficile immaginare quali sviluppi avrebbe avuto l’arte fiorentina, e la formella di Ghiberti dovette apparire più rassicurante proprio perché più in linea con la tradizione gotica che allora andava per la maggiore.

Il Ghiberti, avuto l’incarico, si dedicò per oltre un ventennio alla realizzazione di questa porta, terminata solo nel 1424. Creò una bottega di modellatori e fonditori in bronzo (la prima del genere che nacque a Firenze), nella quale si formò un’intera generazione di artisti fiorentini, tra cui Donatello, Michelozzo, Masolino da Panicale, Paolo Uccello.

Lorenzo Ghiberti, Pilato si lava le mani, formella della Porta nord del Battistero

La porta, come quella di Andrea Pisano, si compone di 28 formelle: 20 sono dedicate alla Vita e Passione di Cristo, mentre otto formelle, collocate in basso, rappresentano i Quattro Evangelisti e i Quattro Dottori della Chiesa. L’ispirazione alla porta di Andrea Pisano è molto evidente, ma di nuovo gusto sono molti particolari, sia nelle architetture, più costruite in prospettiva, sia nella modellazione dei corpi, di ispirazione più classica. Elementi questi già protorinascimentali. Ma il gusto tardo gotico di Lorenzo Ghiberti è evidente soprattutto nella cura dei particolari e dei dettagli, nonché sui ritmi compositivi ancora giocati sugli intrecci di motivi lineari sinuosi.

La porta del Ghiberti riscosse grande successo, tanto che la porta di Andrea Pisano fu tolta dal portale centrale (quello che guarda verso il Duomo), per collocarvi la nuova realizzata dal Ghiberti. Ma anche questa porta rimase in questo posto per pochi decenni: quando fu realizzata, sempre dal Ghiberti, la terza porta, detta «del Paradiso», fu quest’ultima ad essere collocata nel portale centrale e la precedente porta del Ghiberti fu collocata nel portale nord, ove è tuttora.