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Congedo di San Giorgio dalla Principessa |
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Pisanello ha una cultura figurativa composita, nel quale entrano anche suggestioni del primo rinascimento. Ma sono solo suggestioni, non la reale comprensione dell’effettivo meccanismo della visione ottica umana, che portava gli artisti fiorentini a percorrere la strada della prospettiva. Per cui la ricerca di profondità nell’immagine viene condotta più su intuizioni ed espedienti, che non su una reale applicazione matematica della prospettiva. In questi affreschi di Verona, rispetto ad altre sue opere, l’illusione spaziale appare comunque più convincente. La distanza tra il piano iniziale e lo sfondo appare visivamente corretto, con una linea di orizzonte che unifica correttamente i punti di vista utilizzati per le varie parti dell’affresco. La città sullo sfondo presenta una serie di edifici tutti collocati nella stessa direzione, così da presentare alla vista sempre due facce: un piccolo espediente per dare l’illusione di una costruzione prospettica che in realtà non c’è. In effetti, i singoli elementi che costituiscono l’immagine rimangono sostanzialmente autonomi l’uno dall’altro. Da notare il virtuosismo con il quale Pisanello rappresenta i due cavalli sulla destra: uno in posizione del tutto frontale, l’altro visto solo di dietro. È sicuramente questa la prima volta che in un dipinto appare il posteriore di un cavallo (questo particolare sarà copiato un paio di anni dopo da Domenico Veneziano nella «Adorazione dei Magi» oggi a Berlino), ma anche l’altro cavallo visto di fronte è, in un certo qual senso, una novità. Fino ad ora i cavalli erano stati rappresentati sempre di profilo che è di certo l’angolazione più semplice per rappresentare questo animale.
Tra i due cavalli vi è la principessa, ritratta in posizione di profilo netto. È questo infatti il tipo di ritratto introdotto da Pisanello e utilizzato da tutti i pittori italiani nel XV secolo, indipendentemente dallo stile praticato. L’estrema levigatezza del volto della principessa, nonché la perfetta geometria della testa, sembrano anticipare tratti stilistici che ritroviamo in Piero della Francesca, a dimostrare quasi una continuità di esperienze nell’arte italiana del Quattrocento, che travalica il confine di una netta suddivisione stilistica tra artisti tardo gotici e del primo rinascimento. |