Cantiere di Assisi

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Nascita arte italiana


Basilica superiore, Assisi


Basilica inferiore, Assisi

La realizzazione del complesso monumentale di Assisi è stato uno dei capitoli più importanti della storia dell’arte italiana. Abbiamo detto che in questo periodo si viene a definire la nuova pittura italiana, grazie soprattutto alle ricerche dei pittori fiorentini, romani e senesi. Queste tre scuole si incontrano proprio ad Assisi, dove, nel corso di un cinquantennio, realizzano una serie straordinaria di affreschi. In pratica, potremmo dire che la nuova arte italiana ha avuto proprio qui la sua culla. Qui si è realizzato lo spazio comune del confronto, il terreno dove è cresciuta la consapevolezza del nuovo linguaggio pittorico che portava gli italiani a cercare una loro identità nazionale, diversa da quella imposta dall’egemonia artistica bizantina.

La cronologia e l’attribuzione delle opere, come abbiamo già detto in precedenza, è frutto ancora di polemiche che non avranno a breve, e con facilità, una composizione unitaria. In sostanza, il grande quesito che divide gli storici è se gli affreschi della Basilica superiore siano di Giotto o di altro pittore. Da quanto finora detto, il parere dello scrivente è che gli affreschi siano da attribuire ad un pittore di scuola romana, che probabilmente è da identificare con Pietro Cavallini. In questo cantiere ha probabilmente operato anche Giotto, forse come aiuto di Cimabue, avendo quindi la possibilità di confrontarsi con le conquiste spaziali e naturalistiche della scuola romana, perfezionando così il suo stile frutto comunque di uno straordinario talento. L’intervento di Giotto ad Assisi va quindi ricercato in alcuni affreschi della basilica inferiore, dove nei primi decenni del Trecento ha operato insieme agli artisti senesi Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti.


Cimabue, Crocefissione, 1280 ca., Basilica superiore di San Francesco, Assisi

Ma cerchiamo di seguire con più ordine la successione degli artisti che hanno lavorato in questo straordinario cantiere. La costruzione della basilica risale al 1228, appena due anni dopo la morte di san Francesco. Per la sua edificazione fu scelto un terreno all’esterno delle mura di Assisi, usato fino allora per esecuzioni capitali e per discarica di rifiuti. Il sito era in forte pendenza, così che per la costruzione della basilica e del convento si rese necessario edificare più livelli: oltre alla cripta, furono edificate due basiliche su due piani sovrapposti. Quella inferiore ha forme romaniche, ed appare nel complesso più bassa e oscura. La basilica superiore ha invece forme architettoniche gotiche e si presenta più alta e luminosa.

Dopo un periodo di intensi lavori la basilica fu consacrata nel 1253, anche se i lavori di definizione degli spazi architettonici proseguirono ancora per qualche decennio. La decorazione pittorica ebbe inizio durante il pontificato di Clemente IV (1265-68), da artisti di cui non sappiamo nulla, che realizzarono un primo ciclo di affreschi nella basilica inferiore raffiguranti la "Passione di Cristo" e la "Vita di san Francesco", contrapposti per simboleggiare le analogie tra i due personaggi. L’integrità di questo ciclo di affreschi fu però subito compromessa dai lavori, sul finire del XIII secolo, di apertura di nuove cappelle nella basilica inferiore.


Cimabue, Madonna in trono con angeli e san Francesco, 1280 ca., Basilica inferiore, Assisi

La decorazione della basilica superiore iniziò tra il 1275 e il 1280. I primi lavori furono eseguiti nella zona del transetto. Intorno al 1280 intervenne ad Assisi Cimabue con la sua bottega, per riprendere e completare i lavori della zona presbiteriale. Contemporaneamente operarono ad Assisi anche alcuni maestri romani, tra i quali vi era Jacopo Torriti. Grazie a loro fu realizzata la decorazione della parte alta della navata. Dopo una parentesi verso la fine del decennio, la ripresa dei lavori, tra il 1290 e il 1292, fu quella che portò alla realizzazione del celeberrimo ciclo di affreschi con la Vita di san Francesco nella Basilica superiore, ciclo da attribuirsi non a Giotto ma alla bottega di Pietro Cavallini.

Mentre la Basilica superiore trova in questo momento una sua definizione che non verrà ulteriormente variata, nella Basilica inferiore continuano i lavori architettonici e quindi anche quelli di decorazione pittorica. La presenza di Giotto, che nella Basilica superiore appare dubbia, a meno che non abbia avuto un ruolo come collaboratore di Cimabue nei suoi anni giovanili, è invece certa in diversi interventi nella basilica inferiore. Qui realizza un primo ciclo di affreschi nella cappella di san Nicola, intorno al 1297, in anni, quindi, immediatamente successivi alla conclusione del ciclo di san Francesco nella Basilica superiore. Abbandona questo cantiere forse l’anno dopo, per eseguire prima i lavori romani per l’Anno Santo (1298-1300) e poi i lavori a Padova per la cappella degli Scrovegni (1303-05). Successivamente Giotto ritorna ad Assisi presumibilmente intorno al 1305, dopo aver terminato i lavori a Padova, e vi opera fino al 1311. In questa seconda fase completa gli affreschi della cappella di san Nicola, e realizza altri affreschi nel transetto di destra e nella cappella della Maddalena. In questo transetto di destra, alle pareti, vi sono altri famosi affreschi non giotteschi: una Madonna in trono con angeli e san Francesco, di Cimabue (1280) e una Madonna col Bambino e Magi di Simone Martini (1321-26) autore anche di cinque figure di santi.

Intorno al 1320 va quindi collocata l’attività nella Basilica inferiore dei due maggiori pittori senesi del tempo: Simone Martini, autore anche dei celeberrimi affreschi nella cappella di san Martino, con storie della vita del santo, e Pietro Lorenzetti, che ha affrescato il transetto di sinistra.

Da questa breve (ed incompleta) descrizione si comprende facilmente come gli affreschi di Assisi siano un atlante della pittura italiana del tempo di eccezionale valore. In questo contesto le storie di san Francesco della Basilica superiore acquistano un ruolo centrale, perché esse rappresentano il reale punto di svolta tra il passato bizantineggiante e il nuovo linguaggio pittorico italiano. È facile comprendere perché la sua attribuzione sia così delicata e controversa: spostarla da una personalità ad un’altra significa dare una genesi diversa all’arte italiana. Tuttavia, anche in base alle nuove acquisizioni storiche che hanno permesso di chiarire meglio il panorama artistico di quegli anni, è indubbio che la scuola romana ha avuto un ruolo di primissimo piano, e non deve quindi meravigliare più di tanto se le storie di san Francesco siano da attribuire ad un pittore romano e non fiorentino.

Ma veniamo ad uno sguardo più ravvicinato alle opere menzionate. Gli affreschi del primo maestro della basilica inferiore hanno tratti stilistici vicini alla cultura fiorentina della metà del Duecento, ancora imbevuta di una forte componente bizantina. L’intervento di Cimabue e di Jacopo Torriti segna un passaggio di grande novità: la decorazione si aggiorna su un naturalismo che è quasi il punto di confine tra cultura bizantina e nuova arte italiana. Gli affreschi di Cimabue, realizzati spesso a secco, presentano il singolare caso dell’annerimento del bianco, ottenuto dall’ossido di piombo, che ha portato ad una singolare inversione cromatica: i bianchi sono divenuti neri, quasi come avviene guardando un negativo fotografico.

In questa fase, come abbiamo detto, la decorazione della basilica inferiore ha coperto per intero la zona absidale, le vele, e la parte superiore della navata: qui troviamo, inoltre, due riquadri con storie di Isacco di pregevole fattura, già attributi al giovane Giotto, ma probabilmente da attribuire a un pittore di scuola romana.

Il completamento della decorazione della basilica superiore avviene con la realizzazione del ciclo di san Francesco. La vita del santo viene raccontata in 28 riquadri, disposti a gruppi di tre nelle campate che partiscono la navata; di questi quattro sono disposti negli angoli tra le pareti longitudinali e la parete della controfacciata.


Pietro Cavallini (?), Il presepe di Greccio, 1295 ca., Basilica Superiore, Assisi

Gli affreschi hanno una impostazione grandiosa, sia per il disegno complessivo sia per la dimensione eroica del racconto. Tra di essi alcuni sono divenuti delle immagini-simbolo della nuova arte, quale i riquadri con "il presepe di Greccio" o "il miracolo della sorgente". Nel primo vediamo san Francesco nell’abside di una chiesa che depone la statua del Bambin Gesù in una piccola mangiatoia che di fianco ha le statuine del bue e dell’asinello. La costruzione spaziale dell’immagine è mirabile, sia nella scansione dei piani, sia nel rapporto con gli spazi posteriori a quelli della scena. In alto si vede il retro di un Crocefisso ligneo, che si inclina verso i fedeli che trovano posto nell’abside. Di mirabile fattura è anche il pulpito sulla sinistra, la cui inclinazione prospettica crea l’illusione della continuità visiva nello spazio della navata, che non vediamo ma che sentiamo esserci.


Pietro Cavallini (?), Il miracolo della fonte, 1295 ca., Basilica Superiore, Assisi

"Il miracolo della fonte" è un altro affresco di straordinaria esecuzione. Qui il santo è inginocchiato a pregare, mentre, a seguito delle sue preghiere, una sorgente sgorga miracolosamente e un pellegrino vi si abbassa per bere. L’affresco comprende anche due figure di frati con un asinello in primo piano. Osservando attentamente la scena, si avverte la grande sapienza con il quale l’artista ha disposto ogni figura su diversi piani di giacitura: la sensazione visiva che si percepisce è di una reale profondità spaziale, ottenuta senza prospettiva ma con una precisa scansione dei piani. Da notare come in tutti questi affreschi il fondo dorato è ormai definitivamente scomparso, sostituito da un più naturalistico fondo azzurro che, specie nei paesaggi, crea un’illusione naturalistica molto più vera.


Giotto, San Francesco in gloria, 1305-11 ca., Basilica Inferiore, Assisi


Giotto, Allegoria dell’Obbedienza, 1305-11 ca., Basilica Inferiore, Assisi

Gli affreschi della Basilica inferiore hanno una varietà stilistica che rimanda inevitabilmente alle differenze stilistiche tra le diverse personalità che hanno partecipato alla decorazione. Gli affreschi di Giotto e della sua bottega appaiono i più vivaci e i più ricchi compositivamente. In essi manca quel rigore compositivo che ritroviamo negli affreschi di Padova, ma ciò è in parte comprensibile dal fatto che qui Giotto interviene in un ambiente già segnato dalla presenza di altri affreschi e di altri artisti.


Simone Martini, La vestizione di san Martino, 1317 ca., Basilica Inferiore, Assisi


Simone Martini, San Martino divide il mantello con un povero, 1317 ca., Basilica Inferiore, Assisi

Di grande bellezza sono ovviamente anche gli affreschi dei due pittori senesi Simone Martini e Pietro Lorenzetti. Simone Martini, artista di formazione gotica, viene qui a contatto con le novità "spaziali" di Giotto e della scuola romana, e ciò finisce per influenzare decisamente il suo stile. Ma in questi affreschi prevale ancora il gusto ieratico proprio della rappresentazione araldica di moda nelle corti europee. Così, in particolare, negli affreschi di san Martino il gusto narrativo si unisce ad una ricchezza cromatica e di esecuzione calligrafica che rendono questi affreschi uno dei più bei brani di pittura gotica realizzati in Italia.


Pietro Lorenzetti, Crocefissione, 1320 ca., Basilica Inferiore, Assisi


Pietro Lorenzetti, Deposizione, 1320 ca., Basilica Inferiore, Assisi

Le novità giottesche e romane influenzano anche Pietro Lorenzetti, destinato a divenire l’artista più avanzato, dopo Giotto, nelle ricerche sulla tridimensionalità prospettica. In questi affreschi di Assisi ciò che più colpisce è soprattutto l’intensità drammatica che si percepisce sia nei volti dei personaggi, sia nella composizione complessiva delle scene. Il colore intenso, unito ad una struttura dell’immagine giocata più sulle linee che sulle masse, lo rendono un artista in bilico tra gotico e arte italiana: ma la sua è la sintesi di una grande personalità artistica che sa unire la sperimentazione del nuovo alle formule estetiche di maggior fascino della pittura gotica.