Madonna Rucellai

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Nascita arte italiana

Duccio da Boninsegna


Duccio da Boninsegna, Madonna Rucellai, 1285, Galleria degli Uffizi, Firenze (www.uffizi.firenze.it)

In questa grande pala d’altare troviamo già alcuni dei tratti stilistici che caratterizzano la pittura di Duccio e della successiva scuola senese che da egli nasce. La tavola è stata attribuita a Cimabue, almeno fino alla fine dell’Ottocento, ma la paternità di Duccio è sicuramente attestata dal contratto di commissione ritrovato nel XVIII secolo. Tuttavia l’equivoco è ben comprensibile, in quanto in questa pala d’altare le influenze di Cimabue sono fin troppo evidenti. Del resto è stato più volte ipotizzato che il giovane Duccio sia stato uno dei collaboratori di Cimabue, anche nel cantiere di Assisi, e proprio grazie al maestro fiorentino egli riuscì forse a ricevere nel 1285, a poco più di vent’anni, la commissione di questa grande pala dalla Compagnia dei Laudesi, destinata alla loro cappella in Santa Maria Novella. Intorno al 1570 la pala fu successivamente spostata nella Cappella dei Rucellai, una delle più potenti famiglie fiorentine del tempo, e da qui ha poi preso il nome di "Madonna Rucellai".

Rispetto alla pala di Santa Trinità di Cimabue, questa Maestà di Duccio ha una costruzione spaziale molto più incerta e labile. Il trono è posto in tralice, ma non dà profondità alla scatola prospettica. Del resto il suo aspetto appare decisamente poco solido, quasi che non abbia neppure la resistenza sufficiente a sostenere il peso della Madonna su di esso seduta. Il rapporto tra il trono e il piano d’appoggio è infine decisamente incongruo, a ulteriore dimostrazione dell’indifferenza di Duccio a risolvere il problema della costruzione tridimensionale della scena. Gli angeli, posti sui lati del trono, sono collocati in verticale perfetta: non hanno un piano reale d’appoggio ma si pongono uno sulla testa dell’altro. È fin troppo chiara la loro funzione solo simbolica, senza alcun reale rapporto dimensionale e spaziale con la scena nella quale entrano.

Tuttavia la tavola ha caratteri stilistici che sono molto diversi dallo stile bizantino, stile dal quale, del resto, anche Duccio proviene per formazione. Il sottile bordino dorato che circonda il manto della Madonna crea una circonvoluzione con una curva molto elaborata. È questa una linea di chiara matrice gotica. Di gusto gotico è anche il cromatismo molto intenso della tavola, con colori squillanti e intensi. Il panno che copre la parte superiore del trono ha anch’esso una decorazione floreale di chiaro gusto gotico. In pratica Duccio mostra una sensibilità verso l’arte gotica, che sarà una costante di tutta la successiva arte senese della prima metà del Trecento.

Anche l’umanizzazione del volto della Madonna, lontano dai caratteri ieratici della pittura bizantina, risente dell’influenza gotica. L’umanizzazione dei personaggi avviene con una ricerca di dolcezza che si ritrova più nell’arte francese che in quella italiana. In pratica Duccio introduce nella ricerca pittorica toscana quell’elemento gotico, che sarà un ulteriore elemento di modernità utile a superare le stanche formule dell’arte bizantina.