Mosaici in S. Maria in Trastevere

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Nascita arte italiana

Pietro Cavallini


Pietro Cavallini, Annunciazione, 1291, S. Maria in Trastevere, Roma

I mosaici di S. Maria in Trastevere furono commissionati a Pietro Cavallini nel 1291 dal cardinale Bertoldo Stefaneschi. Il ciclo si compone di sei scene, in altrettanti riquadri, che rappresentano episodi della vita di Maria: la Nascita della Vergine, l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Morte della Vergine. In queste scene domina ancora uno sfondo dorato che è di chiara derivazione bizantina. Tuttavia le scene hanno tutt’altra impostazione, rispetto allo stile bizantino, una impostazione che sembra quasi rimandare ad un recupero della tradizione paleocristiana. Da non dimenticare che Roma, al tempo, conservava interessanti esempi pittorici e musivi (quali i mosaici di Santa Pudenziana) che potevano fornire spunti interessanti ai pittori che volevano cercare un’arte diversa da quella bizantina. Così come stava avvenendo nella scultura di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio, anche per i pittori romani l’antico forniva esempi e modelli per superare l’immobilità dell’arte bizantina.

Pietro Cavallini, Nascita di Maria, 1291, S. Maria in Trastevere, Roma

Così, in questi mosaici si ritrova un qualcosa di inaspettatamente antico, ma che tuttavia va visto come l’anello di congiunzione tra memoria del passato e nascita del nuovo linguaggio pittorico italiano. I mosaici di Pietro Cavallini sono, in pratica, i primi esempi di una nuova sensibilità pittorica che viene a maturare negli ultimi due decenni del XIII secolo. I parametri più importanti di questa nuova pittura sono il recupero della tridimensionalità. E su questo aspetto i mosaici di Pietro Cavallini presentano alcune importanti premesse per la pittura successiva: l’uso consapevole del chiaroscuro, per dare risalto alla volumetria delle figure, e la costruzione in assonometria degli elementi architettonici che entrano nelle scene. La costruzione assonometrica appare ancora incerta, così come sarà incerta in molta pittura del Trecento, frutto più di una intuizione superficiale che di una reale razionalità delle forme.