Laocoonte

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Arte ellenistica

 


Agesandros, Athenodoros e Polydoros, Laocoonte, II sec. a.C., copia romana, marmo, alt m. 2,42, Musei Vaticani, Roma

Il gruppo del Laocoonte fu ritrovato a Roma agli inizi del Cinquecento, ridotto in più frammenti e incompleto. Secondo le concezioni estetiche del tempo, il gruppo fu oggetto di un pesante restauro di ripristino: fu praticamente ricomposto reintegrando quasi tutte le parti mancanti con parti scolpite ex novo, in particolare quelle, quali il busto del padre, che risultavano indispensabili per ridare unità al complesso monumentale. Laocoonte, sacerdote troiano, cercò invano di convincere i suoi concittadini a non far entrare nella città di Troia il cavallo lasciato dai greci che avevano sciolto l’assedio alla città. Atena, che parteggiava per i greci, per evitare che il suo consiglio trovasse ascolto, fece uscire dal mare due serpenti marini i quali, nelle loro spire, soffocarono Laocoonte insieme ai suoi due figli.

Il gruppo scultoreo, attribuito ad Agesandros e ai suoi figli Athenodoros e Polydoros, appartiene alla produzione rodia, ma il suo stile è molto vicino alla scuola pergamenea. Il modellato risulta molto raffinato, e le figure hanno una impostazione, sia nella struttura fisica che nella posizione assunta, molto idealizzata. Tuttavia la complessità scenografica del monumento, nonché il contenuto di forte pathos, sono elementi che derivano sicuramente da una precisa influenza dello stile pergameneo su quello di Rodi. Ciò che infatti più sorprende di questo monumento, molto ammirato sia in età rinascimentale che in età neoclassica, è soprattutto la grande padronanza tecnica dello scultore, nel riuscire a controllare in maniera unitaria le numerose linee compositive, che danno al gruppo scultoreo una forte dinamicità, rispettando sia le esigenze formali che quelle narrative.