Altare di Pergamo

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Arte ellenistica

 

Una veduta dell’altare di Pergamo nel Museo di Berlino

Plastico ricostruttivo dell’altare di Pergamo com’era in origine

Il grande altare di Zeus a Pergamo fu eretto tra il 183 e 174 a. C. Esso consisteva di un ampio recinto quadrilatero ed era contornato all’esterno da un colonnato, alto m. 4, il quale si protendeva in due avancorpi ad U, al cui centro era posta la monumentale scala d’accesso. Questa ampia scala faceva sì che il colonnato era posto alla sommità di un alto basamento, in parte modellato ad alto rilievo, in parte liscio.

Questo tempio, in base agli scavi archeologici tedeschi compiuti alla fine dell’Ottocento, è stato ricostruito, nelle parti superstiti, all’interno del Pergamonmuseum di Berlino.

L’insieme architettonico, se paragonato ai templi del periodo classico, appare decisamente più scenografico. L’insieme è molto più maestoso, e al contempo appare più ricca e movimentata anche la decorazione scultorea, non posta negli alti timpani ma quasi ad altezza degli osservatori.

Particolare della Gigantomachia sul basamento dell’Altare di Pergamo

La parte del basamento modellata ad alto rilievo componeva un fregio lungo 110 metri e rappresentava la Gigantomachia, ovvero la lotta tra i giganti e gli dei dell’Olimpo. In questo lungo fregio è possibile ammirare tutto lo sforzo di ricchezza compositiva attuata dagli ignoti scultori. Le figure si intrecciano tra loro con motivi sempre curvi ed arcuati, così da esprimere mai stasi ma sempre tensione e movimento. I volti, dalle espressioni sempre di intensa partecipazione psicologica e di sofferenza, accentuano la componente pathos di queste raffigurazioni. Il modellato è poi molto ricco di effetti pittorici, soprattutto nelle pieghe delle vesti, il che, sommandosi alla complessità generale, dà a queste sculture un aspetto che si può quasi definire barocco.

Particolare del fregio di Telefo all’interno dell’Altare di Pergamo

All’interno del recinto sorgeva la cella, che a sua volta era coronata da un alto fregio a bassorilievo che aveva come tema la storia di Telefo. Questo personaggio mitologico era considerato il fondatore della città di Pergamo. Il suo mito ci racconta che egli era figlio di Ercole e Auge, ma il nonno, avuta una profezia che questo nipote lo avrebbe ucciso, diede incarico ad un cacciatore di ammazzarlo. Il cacciatore, tuttavia, non ebbe il coraggio di farlo, e lo abbandonò su una montagna dove fu allevato da una cerva. Dal mito di Telefo si ipotizza che i romani si siano ispirati per costruire il mito di Romolo e Remo, allevati da una lupa. In seguito Telefo visse molte vicende, tra cui la partecipazione alla guerra di Troia, vicende che furono narrate su questo fregio, con una tecnica che può essere definita "stile continuo". In pratica il fregio non ha pause o interruzioni, ma si presenta come un unico testo narrativo, pur rappresentando momenti ed episodi temporalmente distinti. Questo tipo di rappresentazione viene anche definita sincretica, perché riduce ad un’unica apparente unità di tempo, una serie di episodi che hanno invece successione cronologica. La narrazione in base allo "stile continuo" verrà ereditato dai romani che ne faranno largo uso nei loro monumenti autocelebrativi, quali le colonne istoriate.