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Vecchia ubriaca |
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In questa statua, attribuita a Mirone di Tebe, si vede un ulteriore aspetto dell’ellenismo, in particolare quello alessandrino: il gusto per la rappresentazione del tipico, preso dalla vita reale di tutti i giorni, senza paura di arrivare, come in questo caso, al grottesco. In pratica, da questa statua, se confrontata con le statue di atleti dal fisico perfetto che troviamo nel periodo classico, possiamo misurare tutta la distanza che ormai separa la cultura artistica ellenistica da quella greca. Nell’arte greca classica, la rappresentazione è sempre di un ideale di bellezza che apparisse come forma universale. Nell’arte ellenistica, viceversa, la rappresentazione non tende all’universale ma al particolare. E questo appare più congenito proprio alla cultura alessandrina, dove la molteplicità non poteva essere ridotta ad unità, pure se quest’ultima tendeva alla perfezione. Inutile dire che, nel particolare, trova spazio anche la bruttezza, che, a differenza della bellezza, non è mai universale. E così, dai giovani e vigorosi atleti del periodo classico, si è giunti ora alle persone vecchie e brutte: sicuramente meno ideali ma più riconoscibili nella realtà tangibile che ci circonda. |