Apollo sauroctonos

INDIETRO

indice

Arte greca

 


Apollo sauroctonos, 360 a.C., marmo, alt. 149 cm., copia romana, Louvre, Parigi.

Quanto detto per la Venere Cnidia si adatta in maniera ancora più pregnante alla statua di Apollo sauroctonos. La distanza di questo giovanetto imberbe e fragile dagli eroici atleti rappresentati da Policleto o Fidia è enorme. La gioventù umana non viene più rappresentata come il momento di massimo vigore fisico, che sembra rendere l’uomo perfetto ed eterno, ma come un momento di fragile delicatezza. Vi è qualcosa di troppo umano e di troppo poco eroico in ciò. Il dio viene rappresentato nell’atto di giocare come un qualsiasi fanciullo: ha in mano uno spillone con il quale si accinge a trafiggere la lucertola che si arrampica sul tronco d’albero.

Da un punto di vista formale la statua ha l’eleganza propria del classicismo greco, sia nelle fatture anatomiche sia nell’assenza di forti espressioni psicologiche, come ad esempio in Skopas. Ma è soprattutto nella posizione della figura che ritorna con maggior evidenza la delicatezza di Prassitele. Il ragazzo si appoggia al tronco quasi a cercare un sostegno. Da ciò deriva un’accentuazione della sua posizione sinuosa che sembra renderlo ancora più fragile e quasi effeminato.