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Menade danzante |
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In questa scultura di Skopas, per quanto molto frammentaria, appare evidente che la ricerca di equilibrio dell’età classica è stata superata. In questo caso cominciamo ad avvertire uno degli eterni dualismi che ha caratterizzato l’arte da sempre: ricerca della perfezione formale di contro alla ricerca di espressività. Nel primo caso ciò che indirizza le scelte stilistiche sono parametri quali l’armonia e l’equilibrio; nel secondo caso armonia ed equilibrio vengono sacrificate, anche con scelte di volute deformazioni, per rendere il manufatto più intenso sulle sensazioni da comunicare. In questo secondo caso, appare ovvio, che oggetto della comunicazione dell’opera d’arte non è più il godimento estetico della forma, ma la percezione di sensazioni interiori. Nel caso di Skopas la sensazione interiore è quella del pathos, ossia della partecipazione al tormento interiore altrui. Come appare evidente, l’artista non lavora più solo sulla forma ma anche sulla psicologia delle figure rappresentate. Le menadi, anche dette baccanti, erano le seguaci di Dioniso, dio dell’ebbrezza. Ciò che le caratterizzava era la partecipazione a riti di tipo orgiastico dove bevevano e ballavano fino a giungere allo stordimento totale. In questa statua Skopas ci trasmette tutta la vitalità che una simile danza dove ispirare. Il movimento non nasce da un gesto atletico ma da una forza interiore. Non sono i muscoli, ma i nervi a dettare le posizioni e le contrazioni delle parti del corpo, che si avvita su se stesso in una torsione che non è di natura atletica ma di natura psicologica. Appare evidente come in pratica interesse dell’artista non è più la bellezza della forma esteriore, e dei suoi movimenti, ma l’intensità dell’emozione interiore. È questo un passaggio che chiude inevitabilmente la concezione estetica del primo classicismo, per una nuova ricerca artistica che sarà di preziosa eredità per tutta l’arte ellenistica prodotta nei secoli successivi. |