Il Partenone

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Arte greca

 


Partenone (447-438 a.C.), tempio dorico, Acropoli, Atene.

Il tempio, eretto sull’Acropoli di Atene, rappresenta la massima espressione architettonica greca. È un tempio periptero octastilo (significa che è circondato da colonne su tutti i lati con otto colonne in facciata) di ordine dorico. L’Acropoli era la parte più elevata della collina che sovrasta la città di Atene. Abitata fin dall’epoca neolitica, si venne man mano a trasformare in area sacra con la progressiva costruzione di più templi. Tra di essi il principale era il Partenone, tempio dedicato alla dea protettrice della città, Atena Partenos (ossia Atena Vergine). Distrutto il primo tempio, quando la città fu conquistata dai persiani tra il 480 e il 479, fu ricostruito durante il governo di Pericle ed affidato alla direzione di Fidia. Con lo scultore, in qualità di architetti, collaborarono Ictino e Callicrate. Il tempio fu realizzato tra il 447 e il 438.

In periodo moderno il tempio fu trasformato in chiesa cristiana e poi in moschea. Quando la Grecia fu conquistata dall’impero ottomano, i turchi utilizzarono il tempio quale deposito di armi e munizioni. Nel 1687 durante l’assedio veneziano alla città di Atene, un colpo di mortaio sparato da una nave colpì il tempio che ne rimase praticamente distrutto. In seguito si provvide alla ricollocazione delle parti superstiti, ricostruendo solo parzialmente il tempio, al quale tuttavia mancano numerose parti scolpite che nel XVIII secolo gli inglesi acquistarono dai turchi e trasportarono a Londra dove sono conservate nel British Museum.

Che ci sia la mano di Fidia anche nella progettazione architettonica del Partenone appare evidente, e non solo dalle testimonianze delle fonti storiche. L’edificio è infatti costruito con la sensibilità propria di uno scultore: può essere considerato come una gigantesca scultura. In esso ci sono molte parti figurative che sono ovviamente di diretta paternità del Fidia scultore. E da esse si possono trarre molteplici elementi di conoscenza sia del suo stile sia della concezione estetica che si forma ad Atene nel momento del suo massimo splendore artistico.

Gruppo di Hestia, Dione e Afrodite, dal frontone orientale del Partenone, marmo, British Museum, Londra Fregio con la processione panatenaica dal Partenone, part., marmo Museo dell’Acropoli, Atene

Con Fidia si ha la sensazione che gli scultori hanno ormai raggiunto il pieno controllo della forma di rappresentazione. Nulla è impossibile per questo scultore, soprattutto nella notevole capacità di rendere verosimile, e quindi al più alto grado di naturalismo, ciò che egli rappresenta. I frammenti che sono illustrati in questa pagina ci permettono di valutare un importante aspetto della tecnica fidiaca: l’incredibile capacità di lavorare sulla superficie e sull’immagine. Il problema di uno scultore è fondamentalmente il controllo della forma piena, ossia del volume. Le masse che egli organizza devono trovare una loro armonia di fondo, pena il fallimento finale dell’opera. Ma l’organizzazione dei volumi, delle masse e dello spazio figurativo, che questi volumi e masse creano, non esaurisce il lavoro di uno scultore. Rimane il trattamento superficiale, che può essere levigato o no. Nel primo caso la scultura diviene un corpo che presenta una omogeneità di superficie che tende ad annullare i valori chiaroscurali. Da ricordare, comunque, che molte statue greche, soprattutto del periodo arcaico e severo, erano dipinte superficialmente. In questo caso, l’uso del colore comportava un diverso approccio al problema delle superfici, che venivano ovviamente risolte sul piano dei passaggi cromatici. Nel caso non si faccia uso del colore, ma si vuole comunque "dipingere" la superficie di una statua, lo scultore deve ricorrere alla luce. In che modo? Non usando la superficie levigata che, come abbiamo detto, non crea chiaroscuri, ma tormentando la superficie in maniera che questa crei pieghe con sporgenze ed anfratti. La luce che illumina una statua crea così numerosi passaggi di luce e di ombra. In tal modo le sculture acquistano un aspetto più pittorico e non solo esclusivamente plastico. Questa è la grande intuizione di Fidia: usare la luce per dipingere le statue. Ciò è mirabilmente visibile nel frammento delle tre dee che provengono dal frontone orientale del Partenone e che ora sono al British Museum di Londra. Le tre figure acefale vengono normalmente identificate con Hestia, Dione e Afrodite che assistono alla nascita di Atena dalla testa di Zeus. Come è possibile notare, le tre figure hanno una pienezza volumetrica che è pienamente controllata sul piano dell’armonia della forma. Ma a ciò si aggiunge il grande lavoro sulle vesti che aderiscono in maniera molto aderente alle figure (non a caso si parla di questo effetto come di "panneggio bagnato"), e che si dispongono con molteplici pieghettature creando sottili e calibrati effetti chiaroscurali così da "dipingere" le statue solo con la luce e le ombre.

Nel frammento della processione panatenaica, che è illustrato sopra, abbiamo un’altra testimonianza del grande virtuosismo di Fidia. In questo caso lo scultore opera a bassorilievo, che, bisogna ricordare, pur essendo un’attività plastica, risolve i suoi problemi rappresentativi solo sul piano dell’immagine bidimensionale. Le figure sedute hanno pose di grande naturalismo, mostrandosi in atteggiamenti molto veritieri. Anche in questo caso l’immagine ottenuta è risolta dall’armonia di superfici chiare e scure, sfruttando anche in questo caso la lavorazione sul panneggio così da creare aree visive più scure rispetto a quelle levigate che risultano ovviamente più chiare. Fidia è in pratica un artista che per la prima volta risolve solo con il linguaggio della scultura ogni aspetto dell’immagine scolpita, dai valori plastici a quelli pittorici. Il suo esempio ha ovviamente creato un precedente che non potrà assolutamente essere ignorato dagli scultori greci che lo seguiranno.

Ricostruzione grafica della statua crisoelefantina di Atena realizzata da Fidia per il Partenone